
29 ottobre 2008 - Otto importanti società britanniche -
Arup, FirstGroup, Foster + Partners, Scottish and Southern Energy, Solarcentury, Stagecoach Group, Virgin Group, Yahoo - hanno presentato oggi, durante una conferenza stampa alla Borsa di Londra, il report "La crisi del petrolio: proteggere il futuro energetico del Regno Unito". (
Scarica lo studio in inglese).
Nella relazione si evidenzia come l’estrazione e la produzione di petrolio a costi contenuti toccherà il proprio picco entro il 2013. Successivamente i prezzi sono destinati a decollare con gravi conseguenze per l’economia britannica e mondiale.
La relazione, a cura della Commissione dell’industria britannica sul picco del petrolio e la sicurezza energetica - UK Industry Taskforce on Peak Oil and Energy Security (ITPOES), ente appena costituitosi, è il primo allarme lanciato da aziende operanti in vari settori sul problema del picco di produzione massima del greggio.
Insomma i prezzi record dell'estate, fino a 147 dollari al barile, sono solo un sintomo di una crisi che per la task force inglese sul picco del greggio avrà dimensioni drammatiche. Il report lancia un serio monito ai governi di tutto il mondo, evidenziando le importanti opportunità economiche e ambientali derivanti da un radicale cambiamento di prospettiva: investire nelle energie rinnovabili e nel trasporto sostenibile.
La Commissione mette in guardia dai rischi derivanti dalla fine della disponibilità di petrolio a costi contenuti: aumento dei costi produttivi nel settore manufatturiero e nell’agricoltura; aumento dei costi di trasporto; crisi a livello macro-economico con aumento dell’inflazione, deficit nella bilancia dei pagamenti e calo della domanda dei consumi.
La principale conclusione del rapporto è, in estrema sintesi, la necessità di rivedere le stesse politiche ambientali del governo britannico e del mondo intero. Addirittura rimettendo in discussione l’elenco delle priorità in quanto, ad esempio, il picco petrolifero – insiste il rapporto - è una minaccia ancora più urgente del cambiamento climatico.
Londra deve essere ancora più ambiziosa e rincorrere target molto più rispetto a quelli fissati dall’Unione Europea, ritenuti insufficienti.