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Dalla teleconferenza
alla telepresenza
Una nuova tecnologia consente di organizzare riunioni a
distanza dando la sensazione della reale presenza delle persone intorno a un
tavolo. Un rapporto ne evidenzia i vantaggi in termini economici per le imprese
e ambientali per la collettività. Potrebbe essere il primo passo verso un
effettivo sviluppo del telelavoro, con enormi vantaggi anche per l’Italia.
Le tecnologie della comunicazione e dell’informatica (Ict)
si stanno sviluppando a una velocità tale da lasciare a bocca aperta. L’ultimo
esempio, ben noto a tutti, è l’IPad di Apple, appena introdotto sul mercato
italiano. Ma ci sono anche altre soluzioni che, sfruttando gli sviluppi
dell’Ict, possono portare a grandi benefici, economici e ambientali,
modificando anche abitudini consolidate ma ormai da modificare. È il caso della
telepresenza, un’evoluzione dei sistemi di teleconferenza che è in grado di
dare la sensazione dell’effettiva e reale presenza di una persona in un luogo
anche se questa si trova a chilometri di distanza (nelle foto una soluzione
sviluppata dalla multinazionale Cisco). Uno studio su questa tecnologia, appena
condotto su grandi imprese britanniche e americane, dimostra i vantaggi anche
in termini ambientali del suo utilizzo. Condotto da Verdantix
(www.verdantix.com), una società indipendente di ricerca, è stato commissionato
dal Carbon Disclosure Project (www.cdproject.net), un’organizzazione
internazionale senza fini di lucro, finanziata dal Rockfeller Philantropy
Advisors di New York, che valuta le migliori strategie di risposta ai
cambiamenti climatici.
Lo studio (scaricabile da internet a questa pagina)
ha esaminato i vantaggi della telepresenza in 15 aziende “globali” che se ne
sono dotate già da tempo, quantificando i vantaggi ambientali ed economici.
Ecco alcuni dati emersi dall’indagine.
• Una società che allestisca quattro sale riunioni in
telepresenza può ridurre le sue emissioni di CO2 di 2.271 tonnellate entro 5
anni, equivalenti alle emissioni annue di 400 veicoli.
• Le società americane e britanniche con revenue annuali per
oltre 1 miliardo di dollari (parliamo quindi di grandi gruppi) possono con la
telepresenza tagliare circa 5,5 t di CO2 entro il 2020, installando circa
10.000 postazioni. Questa riduzione equivale alle emissioni di un milione di
auto.
• Lo stesso tipo di società può arrivare a risparmiare,
grazie all’impiego della telepresenza, oltre fino a 15 miliardi di dollari per
spese in trasporti nel giro di 10 anni. Per le imprese britanniche i vantaggi
sono inferiori, circa 3,5 miliardi di dollari in 10 anni, a causa delle minori
dimensioni del Paese e quindi delle distanze inferiori da coprire.
L’ammortamento per gli investimenti in questa tecnologia è
calcolato in 15 mesi.
Per un alto dirigente di una società di queste dimensioni i
vantaggi si traducono poi in un grande risparmio di tempo, che può essere
facilmente impiegato in modo più proficuo in altre attività.
Quanto è applicabile questa soluzione anche in Italia?
Certamente lo è fin da subito da parte dei gruppi di maggiori dimensioni,
soprattutto quelli che operano nel settore delle telecomunicazioni e anche,
perché no, a livello di ministeri e di governo. Se si cercano strade per
ridurre gli sprechi e fare cassa, le nuove tecnologie potrebbero essere
senz’altro una strada da seguire.
Ma una diffusione della tecnologia della telepresenza
avrebbe nel breve-medio termine anche ricadute positive sulle piccole e medie
industrie. Il costo dei sistemi calerebbe, l’installazione diventerebbe più
abbordabile e si potrebbe finalmente dare un impulso al tanto favoleggiato
telelavoro, che ancora fa fatica a prendere piede nel nostro Paese. Eppure un
suo sviluppo avrebbe ricadute positive anche su uno dei più gravi problemi del
lavoro in Italia, quello del pendolarismo. Sono 14 milioni i pendolari italiani
(dati Censis), pari al 22,2% della popolazione residente, che impiegano
mediamente 72 minuti al giorno per gli spostamenti per e dal luogo di lavoro.
Solo 2.640.000 pendolari impiegano il treno ogni giorno, tutti gli altri usano
l’auto o mezzi a motore, con un costo ambientale ed economico elevatissimo.
Secondo dati forniti da Legambiente nel suo rapporto annuale Ambiente Italia, dal 1990 a oggi i
consumi per i trasporti nel Paese sono aumentati del 24%, con un costo a testa
per ogni pendolare calcolato annualmente in più di 2.200 euro l’anno. Oggi, che
si parla di sempre meno Stato sociale e di nuovi diritti e doveri per i
lavoratori, si potrebbe cominciare a pensare a imprese che vanno incontro ai
loro dipendenti fornendo loro servizi integrativi. Il telelavoro e la
telepresenza potrebbero essere una tra le soluzioni da considerare. Tanto più
che anche le aziende avrebbero i loro bei vantaggi economici.