
11 settembre 2008 –
Il potenziale assegnato all’eolico italiano dal
documento strategico sulle rinnovabili, presentato lo scorso anno dal governo a Bruxelles,
è inferiore a quello reale. Lo rivela a Zeroemission.Tv
Simone Togni,
Segretario Generale dell’ANEV - Associazione Nazionale Energia del Vento.
Spiega Togni: “Il vero potenziale dell’eolico in Italia è contenuto in un rapporto con dati elaborati dalle misurazioni di più di 300 anemometri sparsi su tutto il territorio italiano in un periodo di 12 anni”. Dunque, prosegue Togni, l’obiettivo assegnato dall’Italia alle turbine per il 2020 – 12 GW di installato e una produzione di elettricità di 22,60 TWh – non solo è raggiungibile ma addirittura sottostimato.
“Nell’analisi dell’ANEV – racconta Togni – il potenziale nazionale è inoltre suddiviso regione per regione ed è già scremato dai vincoli paesaggistici e ambientali dei vari territori”.
La mappatura del vento in Italia mostra che le condizioni più favorevoli sono nel Mezzogiorno: “Campania, Puglia, Sicilia, Calabria, Basilicata, Molise. Ma anche il Centro offre buone possibilità con il Lazio e l’Umbria. Per non parlare delle Marche, dove il potenziale è altissimo anche se praticamente non sfruttato, un vero e proprio rimpianto per il Paese. A Nord – prosegue Togni – le regioni con le migliori potenzialità sono Liguria, Toscana, Piemonte ed Emilia Romagna”.
Qual è allora il reale potenziale dell’eolico in Italia?
Togni per il momento non anticipa altro e
rimanda alla presentazione del nuovo rapporto di ANEV nel corso di un
ciclo di conferenze che avranno luogo all’interno di
Eolica Expo Mediterranean 2008, uno dei nove Saloni dedicati a energie rinnovabili e cambiamenti climatici di
ZeroEmission Rome 2008,
alla fiera di Roma dall’1 all’4 ottobre prossimi.
Sarà anche l’occasione per evidenziare i principali ostacoli che si frappongono allo sviluppo di questa fonte energetica nel Belpaese: “a cominciare dai ritardi nell’emanazione di una serie di provvedimenti che dovrebbero dare attuazione alle norme sulle rinnovabili”.
In particolare, le linee guida fissate dal decreto legislativo 387 del 2003 che recepisce la Direttiva 2001/77/CE e ripreso ultimamente dalla finanziaria 2007 e da quella 2008. “Ritardi che - mette in guardia Togni - rappresentano un serio vincolo non solo per l’eolico ma di tutte le fonti rinnovabili e per i quali l’Italia è già oggetto di una procedura di infrazione da parte della Commissione europea”.
A Eolica Expo l’ANEV presenterà, inoltre, i dati sulle possibili ricadute occupazionali derivanti dalla piena attuazione del potenziale eolico italiano contenuti in uno studio realizzato in collaborazione con la Uil: si parla di 66.010 nuovi posti di lavoro, di cui un terzo di occupati direttamente nel settore e due terzi nell’indotto.
E, tra l'altro, anche il Protocollo d’Intesa tra Uil e ANEV, scaturito da questa collaborazione, incentrato su formazione e informazione riguardo all’energia eolica per favorire il più possibile l’accesso al settore di personale preparato e qualificato.