
8 maggio 2009 –
“Pochi fondi certi per la tutela della biodiversità”, che corrispondono “solo al 5 per cento” delle risorse destinate ai comparti agricolo e forestali nazionale. “Nessun sostegno per habitat di grande importanza come le steppe e i pascoli estensivi aridi”.
Solo “55 milioni di euro (pari allo 0,32 per cento del totale)” è dedicata al miglioramento della qualità ecologica dei boschi. “Manca un’adeguata formazione e consulenza sulla biodiversità rivolta agli agricoltori”.
Insomma è “un panorama nel complesso piuttosto deludente” nella tutela della biodiversotà in ambito agricolo quello che emerge dal dossier sui Piani di sviluppo rurale (PSR) realizzati dalle 21 regioni italiane, presentato ieri a Bruxelles da Lipu-BirdLife italia.
Lo studio (scaricabile a
questo link) della Lipu fa emergere una situazione in generale molto critica, con tuttavia punte di eccellenza in alcune regioni.
Se ad esempio in regioni come Puglia, Sardegna, Basilicata e Sicilia non sono state adottate le misure, previste dall’Unione europea, a tutela di ambienti minacciati come le steppe e delle specie di uccelli che vi nidificano, solo tre regioni hanno “proposte e schemi molto promettenti”: l’Emilia Romagna con il ritiro dei seminativi dalla produzione per finalità ambientali, il Friuli Venezia Giulia e la provincia di Trento con la gestione dei prati per finalità faunistiche, e il Piemonte con gli impegni aggiunti a favore delle risaie.
D’altra parte, se i fondi destinati a misure contenenti interventi (oggettivamente certi) favorevoli alla biodiversità agricola e forestale, pari a circa 1 miliardo di euro, rappresentano solo il 5 per cento delle risorse nazionali, i fondi attribuiti a misure potenzialmente dannose per la biodiversità rappresentano oltre il 16 per cento del budget (2,9 miliardi di euro).