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“Dieci priorità per lo sviluppo delle rinnovabili in Italia”


23 giugno 2009 – Dieci priorità per lo sviluppo delle rinnovabili in Italia. Per chi investe è necessaria “una politica energetica nazionale di lungo periodo”. Da ciò l’esigenza di un Piano energetico nazionale, magari con scadenza annuale “per misurarne gli effetti e favorire eventuali reindirizzi”.

Per favorire il contributo delle Regioni sarebbe invece utile “un piano energetico regionale ambientale” con la ripartizione dello sforzo per raggiungere gli obiettivi europei in materia di rinnovabili (burden sharing) – con “una chiara ripartizione degli obiettivi tra elettricità,c alore e trasporti” – abbinato a “un sistema di sanzioni in caso di inadempienze, e poteri sostitutivi regionali in caso di provvedimenti ostativi”.

Le altre priorità sono: chiarezza e semplificazione delle norme, rimodulare il “sistema di incentivi italiano” al fine di evitare fenomeni speculativi, stabilire il modello di sviluppo ottimale per ogni filiera delle rinnovabili, effettuare una pianificazione territoriale, potenziare la rete per quando l’impatto delle rinnovabili sarà maggiore di oggi, evitare congestioni e sprechi per il mancato utilizzo dell’energia prodotta.

E infine: “creare poli di ricerca e sviluppo, per rimediare al ritardo tecnologico italiano e alla necessità di creare un’industria tecnologica nazionale, puntando sulle nuove tecnologie quali eolico galleggiante, solare a film sottile, solare termodinamico, bio-idrogeno”.

Questi i principali nodi da affrontare per lo sviluppo dell’energia pulita in Italia secondo il rapporto illustrato oggi nel corso del primo workshop dell’Osservatorio sull'industria delle rinnovabili, costituito a fine 2008 da Università Bocconi, Unicredit Agici-Finanza d'impresa, Accenture e patrocinato Gse (Gestore servizi elettrici).

Secondo l’analisi, i target Ue al 2020 saranno raggiunti grazie a investimenti per oltre 42 miliardi di euro, in media 4 miliardi l’anno: a livello di filiera l'eolico attirerà la quota maggiore con il 43 per cento degli investimenti. Seguiranno le biomasse (23 per cento), il solare fotovoltaico e termodinamico (17 per cento), l’idroelettrico (12 per cento), e il geotermico (4 per cento).

Il comparto più sviluppato a livello industriale sarà sempre l’eolico in grado di  soddisfare il 61 per cento della domanda nazionale di componenti. L’industria italiana riuscirà allo stesso modo a provvedere per l’88 per cento allo sviluppo delle biomasse, per il 56 per cento al fotovoltaico (che dunque dovrà importare il 44% dei componenti dall'estero) ad eccezione del solare a concentrazione, che potrà contare di importanti realtà industriali e scientifiche italiane.

Interessanti anche le ricadute occupazionali con almeno 35mila addetti diretti stabili a regime e almeno 140mila indiretti. Ad assorbire le quote più alte di investimenti, i settori elettrico (28 per cento) e meccanico (27 per cento), edile (18 per cento), termotecnico (11 per cento) e chimico (5 per cento).






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