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“Fusione nucleare: energia pulita e infinita”


27 novembre 2009 – “Abbiamo materiali per ricavare energia da fusione per 30 milioni di anni ai consumi attuali”, ha detto Francesco Romanelli dell’Enea, che oggi è alla guida del JET (Joint European Torus), il più grande reattore sperimentale a fusione nucleare al mondo, che si trova presso il “Culham Science Center” (nei pressi di Oxford), in Gran Bretagna.

Romanelli ha partecipato alla giornata di convegni che HTE-hi.tech.expo 2009 (la fiera internazionale della scienza, della ricerca e delle tecnologie avanzate che si conclude oggi a Fiera Milano Rho) dedicata al tema della fusione nucleare.

Sul progetto JET c’è grande fiducia, come ha detto anche Romanelli, che si è dichiarato ottimista sulla prosecuzione dell’esperimento, su cui sono attualmente impegnati 350 scienziati che provengono da tutti i laboratori europei, più 100 collaboratori che arrivano da Stati Uniti, Federazione Russa e, in misura minore, da Cina, Giappone e Corea del Sud.

“La fusione è una fonte di energia di grande interesse, perché è al tempo stesso diffusa e illimitata”, ha aggiunto lo scienziato. “I materiali che verranno usati per i reattori a fusione si trovano nell’acqua del mare, per cui saranno a disposizione di tutti. La fusione, inoltre, non produce gas serra, è intrinsecamente sicura ed è rispettosa dell’ambiente”.

E le scorie? “La reazione primaria non produce scorie. C’è un limitato problema con l’attivazione della camera di reazione sotto il bombardamento neutronico prodotto nelle reazioni, ma con un’opportuna scelta dei materiali la radioattività decade in poche decine di anni e dopo cento anni tutti i materiali possono essere riciclati in un nuovo reattore”.

Sull’andamento degli esperimenti, lo scienziato italiano ha poi precisato che “il Joint European Torus, costruito alla fine degli anni 70, ha iniziato a operare all’inizio del decennio successivo e ha dimostrato la possibilità di produrre energia alla fine degli anni 90, con la produzione di circa 16 MW di potenza da fusione a fronte di circa 25 MW di potenza necessaria per tenere il gas di reagenti a elevate temperature”.

Lo stesso progetto ITER (International Thermonuclear Experimental Reactor), condotto da un consorzio di nazioni cui partecipa anche l'Unione europea, per la reazione di un reattore a fusione controllata a Caradache, nel Sud della Francia, è stato progettato prevalentemente sulla base dei risultati di JET ed è sostanzialmente un JET di dimensioni due volte maggiori, ha sottolineato Romanelli. "Ma sia la forma della configurazione magnetica sia le soluzioni tecniche che verranno utilizzate in ITER sono state decise sulla base dei risultati dell’esperimento in corso in Gran Bretagna”.

Per JET, ha poi proseguito Romanelli, “abbiamo appena iniziato uno shut down di circa un anno per il rimpiazzo delle componenti interne alla camera di reazione con componenti prodotte con gli stessi materiali che verranno utilizzati su Iter: berillio per la parte principale della camera da vuoto e tungsteno per le componenti che debbono sopportare gli elevati carichi termici che provengono dal gas di reagenti. Se, come pensiamo, l’esperimento di JET avrà successo, potremmo accelerare la costruzione di ITER introducendo nel nuovo reattore questi materiali in una fase precedente rispetto a quella in cui è attualmente prevista, risparmiando soldi e consentendo l’accelerazione degli studi sulla fusione”.

“Naturalmente l’obiettivo di ITER sarà più ambizioso di quello di JET - ha precisato Maurizio Gasparotto, chief engineer di Fusion for Energy, un altro dei relatori delle sessioni congressuali di HTE dedicate alla fusione nucleare. “Mentre JET è arrivato in prossimità del pareggio di energia, ITER dovrà dimostrare di poter produrre dieci immettendo uno. L’Unione Europea, nel suo programma strategico, prevede dopo ITER la costruzione di un reattore (DEMO) che dovrà dimostrare anche la convenienza economica, l’affidabilità e la disponibilità di un reattore a fusione. Si prevede che la costruzione di DEMO inizerà dopo 10 anni di operatività della macchina ITER".

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