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Abbigliamento a km zero: tessuti naturali e italiani per ridurre le emissioni


06 marzo - Ricercatori del Cnr di Firenze in collaborazione con il distretto tessile di Prato, stanno lavorando a un progetto, chiamato “abbigliamento a chilometro zero”: si tratta di confezioni che nascono per eliminare il carico di emissioni dovute ai trasporti, ma anche per far bene alla salute in termini di allergie e adattamenti del corpo al nuovo clima.
A questo scopo, 2 ettari di campi vengono coltivati “al naturale”, recuperando tessuti dal passato: ortica, ginestra, canapa e lino. Il progetto è portato avanti dal laboratorio Lamma-Test, che si occupa, da un lato, di recuperare fibre tessili naturali e dall'altro di utilizzare coloranti naturali. Ma non solo. Oltre al comfort e al naturale, gli abiti in ortica o ginestra fanno anche un bene al Pianeta. Per fare un esempio, importando dalla Cina in Italia 1 tonnellata di fibre si producono emissioni di gas a effetto serra 8 volte superiori rispetto a un carico di materiale proveniente da una distanza di soli 250 chilometri.
“Nel mondo”, ha spiegato il direttore dell'Ibimet del Cnr di Firenze, Giampiero Maracchi, “c'è la necessità di abbattere i trasporti. Quindi dobbiamo anche pensare alla possibilità di realizzare coltivazioni locali in grado di combattere i gas serra. L'obiettivo del nostro progetto è quello di rilanciare alcune fibre tessili che si usavano nel passato, come l'ortica, la ginestra, la canapa e il lino, ma anche la lana delle pecore nostrane”.
Nel progetto pilota sono coinvolte quattro ditte artigiane, per la filatura, la tessitura, la tintura e la confezione. Si usa lana cotta, lino, orbace e altri materiali. In listino, giacche, gonne, pantaloni ma anche vestiti completi da uomo su misura. “Sono abiti”, ha aggiunto Maracchi, “che non creano allergie, fanno traspirare meglio e danno un alto comfort. Con il clima che cambia occorre rivedere tutta la gamma delle fibre dei tessuti anche in funzione di nuovi standard di salute ai quali rispondono le fibre naturali rispetto per esempio all'uso massiccio del cotone con il rischio sempre più frequente di allergie dovute ai pesticidi. Utilizzare risorse più vicine possibili a casa nostra”, ha concluso Maracchi, “e recuperare le tradizioni locali tendendo sempre ben presente che questa è una scelta che fa bene al Pianeta e che il prezzo delle merci lontane corrisponde a un prezzo troppo alto in termini di danno climatico”.
(Fonte: Ansa)
 

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